domenica 15 aprile 2012

Il futuro entra in noi

"lo credo che quasi tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi sentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti sorpresi. Perché noi siamo soli con la cosa straniera che è entrata in noi; perché quanto ci era confidente e abituale per un momento ci è tolto; perché noi siamo in un passaggio dove non possiamo fermarci.
Perciò anche poi passa la tristezza: il nuovo in noi, il sopravvenuto, è entrato nel nostro cuore, è penetrato nella sua camera più interna e anche là non è più, è già nel sangue.
E noi non capiamo cosa sia stato. Ci si potrebbe facilmente persuadere che nulla sia
accaduto, e pure noi ci siamo trasformati, come si trasforma una casa, in cui sia entrato un ospite. Noi non possiamo dire chi sia entrato, forse non lo sapremo mai, ma molti indizi suggeriscono che il futuro entra in noi in questa maniera per trasformarsi in noi, molto prima che accada." Rilke

2 commenti:

  1. Interessante come questo, ed altri post precedenti, siano incentrati sul cambiamento e la trasformazione. Ma ce ne sono anche altri sull'arrendersi al corpo e l'accettazione. Sembrano in contrasto, ma forse non lo sono. Trovare l'equilibrio tra accogliere se stessi e cambiare se stessi: che fatica! Ma che piacere!

    RispondiElimina
  2. La sento una riflessione molto vera, proprio per la mia vita di questo tempo. Non possiamo cercare un benessere inteso come equilibrio perfetto e impermeabile alle perturbazioni della realtà in cui viviamo. Le attività che svolgo, le relazioni che vi sono implicate, gli affetti, i conflitti, le speranze, le delusioni, tutto questo mi espone a tensioni e tristezze, perchè ciò che incontro entra in me. Quello che sempre mi rimane è la possibilità della elaborazione, a volte difficile, a volte lenta e tortuosa, ma poi non rimango come ero prima, non so bene come e perchè, non so bene per quale strada, ma ho fatto un passo avanti, una piccola trasformazione...

    RispondiElimina