”Io avevo sete di verità e non capivo come ero potuta capitare in quell'inferno (il manicomio Paolo Pini di Milano). Disposta naturalmente al razionalismo, avvezza al cercare il perchè di tutte le cose, ero spaventata dall'oscenità dell'ignoranza che si adoperava in quei luoghi. Il demente viene considerato incapace di intendere e di volere. Eppure sotto la diagnosi serpeggiava quieta la mia anima dolce, rasserenante, un'anima che non era mai stata tanto luminosa e vitale e a volte per consolarmi pensavo che quella brutta vestaglia azzurra fosse il saio di San Francesco e che io di proposito l'avessi scelto per umiliarmi.
Così in questo modo gentile adoprai il silenzio e mi venne fatto di incontrarvi il mio Io, quell'io identico a se stesso, che non voleva, non poteva morire" Alda Merini
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